Intervista a Giancarlo Minardi

minardi
Giancarlo Minardi con Fernando Alonso

C’era una volta la Minardi. Ora abbiamo la Toro Rosso, ma basta prendere l’uscita per Faenza dall’Adriatica per capire che 35 anni di storia dell’automobilismo italiano sono ancora vivi.

Giancarlo Minardi è sotto il suo ufficio che mi aspetta. Ci siamo accordati per un’intervista sui temi della sicurezza in F1 e sul nuovo ciclo della Ferrari; sono visibilmente emozionato e, a dire il vero, anche un po’ intimorito dal momento che sono leggermente in ritardo rispetto all’orario stabilito; bastano però un paio di battute sulla macchina che ho noleggiato a Bologna e un pranzo all’insegna della cucina romagnola per sciogliere il ghiaccio.

Giancarlo, credo che ognuno di noi speri di vedere un nostro pilota di nuovo in F1 e, perché no, alla guida di una rossa. Dopo Liuzzi e Trulli non abbiamo più avuto un italiano nella categoria regina…

Il fatto di non avere una scuderia italiana non permette ai nostri giovani di farsi notare e quindi è più difficile per loro farsi ingaggiare. Servirebbe una scuderia materasso, altro che terza vettura. Occorre un Team B che lanci i giovani talenti come sta facendo in questo momento la Toro Rosso.

Questo è stato il ruolo storico della Minardi?

Sì. Io non potevo permettermi di pagare stipendi esosi e quindi cercavo di trovare quel pilota giovane che però iniziasse con me. Molti sono passati dalla Minardi come Michele Alboreto, Andrea De Cesaris e Pierluigi  Martini; penso poi a Gianni Morbidelli, Jarno Trulli e Giancarlo Fisichella; in alcuni casi ho lanciato anche piloti non italiani che hanno contribuito a scrivere la storia della F1 come Fernando Alonso e Mark Webber.

Alla Ferrari si è chiuso un ciclo. Prima ha lasciato Stefano Domenicali, poi Luca Cordero di Montezemolo e adesso è arrivato il momento dei saluti anche per Fernando Alonso.

In ogni storia c’è un inizio e una fine. Sono dispiaciuto per Fernando perché non ha raccolto in questo periodo i titoli che meritava, vista la sua capacità di guida. Per me rimane lui il migliore in assoluto in F1.

Quali sono al momento le prospettive per il suo futuro?

Io ho pensato anche ad un suo ritiro ma spero che non accada. Sarebbe negativo anche un anno sabbatico. Fernando corre per vincere e per uno come lui due titoli sono pochi. Al momento non c’è una soluzione vincente. Se Hamilton firma –come credo succederà- il prolungamento in Mercedes, l’unica scelta possibile rimane la McLaren.

E quindi?

La McLaren ha davanti a sé una sfida per quello che riguarda la ristrutturazione telaistica. A Woking inizierà la nuova avventura con la Honda, che ha già vinto un mondiale con il turbo; serviranno in ogni caso degli anni per iniziare un nuovo ciclo di successi. Dopo il dominio di Ferrari e Red Bull, ora infatti è il momento della Mercedes.

Come vedi il quasi ufficiale arrivo di Vettel a Maranello per la prossima stagione?

Indubbiamente Sebastian Vettel ha avuto l’abilità -ma direi anche la fortuna- di essere in un team insieme ad Adrian Newey, il quale ha saputo costruire un gruppo vincente o uno spogliatoio, per voler utilizzare un termine calcistico. La Ferrari dovrà dare ai propri piloti una vettura competitiva, ma sappiamo che è un momento difficile. Vettel dovrà quindi dimostrare che i quattro titoli vinti non sono solo il frutto di una combinazione telaio-gomme-ingegneri-pilota, ma che è egli stesso in grado di fare la sua parte.

Raikkonen si troverà nel team comunque un quattro volte campione del mondo, lo aiuterà questo ad uscire dalla sua crisi?

Non ho parole per Raikkonen. A mio avviso può essere una buona seconda guida, ma deve essere più determinato e più incisivo. Vorrei vedere in lui più cattiveria agonistica.

Non dimentichiamoci però che anche Raikkonen è un campione del mondo…

Non capisco sinceramente quanta voglia abbia però ancora di correre; fino a due mesi fa diceva di volersi ritirare a fine 2015. Queste sono parole che non vorrei mai sentire da un pilota. La passione e il sacrificio per ottenere sempre il massimo non possono essere condizionati a tempo. In questo momento Raikkonen è un pilota sotto le aspettative, ma non scordiamoci che il suo compagno di squadra è Fernando Alonso, il quale risulterebbe un compagno scomodo per qualsiasi altro pilota.

La decisione di Alonso di prendersi una pausa potrebbe essere dettata anche dall’incidente di Bianchi a Suzuka. Dalla morte di Ayrton Senna sono stati fatti passi avanti per la sicurezza dei piloti, ma il dramma di Bianchi ci dice che manca ancora qualcosa all’appello.

L’incidente di Bianchi è il frutto di una serie di responsabilità. Le velocità rilevate però sono di tipo satellitare, bisogna attendere i risultati dell’indagine in corso e i dati delle telemetrie che sicuramente la Federazione ha a disposizione. Spero che queste informazioni vengano rese pubbliche al più presto.

Bianchi è stato prudente e ha rallentato ma, viste le condizioni del tracciato, non è servito. Possono i limitatori di velocità imposti sotto le bandiere gialle evitare questo tipo di incidenti?

Credo che oggi i piloti tendano a considerarsi lontani dal pericolo. Suzuka è un tracciato che io amo moltissimo, ma purtroppo non ha quelle vie di fuga di cui dispongono i nuovi circuiti concepiti da Tilke. I piloti oggi tendono forse a non rallentare quanto dovrebbero con le bandiere gialle perché sono abituati a  larghe vie di fuga.

Nonostante le condizioni meteo la gara non è stata né anticipata né sospesa. Questo ha suscitato molte polemiche.

Sono anni che si disputa il Gp del Giappone in questo periodo dell’anno e abbiamo sempre avuto il problema delle forti piogge. Far correre alle cinque quando è già buio poi di certo condiziona la visibilità. Indubbiamente ci sono ragioni televisive dietro questa decisione. In passato con buona probabilità sicuramente avrebbero sospeso la gara.


Comments

Leave a comment