Sunday bloody Sunday, parliamone con Trulli

A volte basta una tragica fatalità come quella accaduta a Jules Bianchi la scorsa domenica per ricordarsi il mantra Motorsport is dangerous.  Una domenica che ci ha dimostrato che i grandi campioni non muoiono
solo in pista e che ci ha portato via Andrea De Cesaris in un banale incidente stradale.

Pubblicato per Formula Passion

TRULLI
Jarno Trulli

Sunday bloody Sunday. Non siamo in Irlanda ma a Suzuka e a parlare è Jarno Trulli, rispondendo ad una domanda in inglese per i miei colleghi d’oltremanica. Suzuka è uno dei tracciati più impegnativi per i piloti, in Giappone in passato si sono decise le sorti di più di un mondiale; è il teatro delle storiche sfide Senna-Prost. Ma Suzuka è anche un circuito che Jarno conosce bene, dove ha centrato nel 2009 un secondo posto con la Toyota.

Jarno, con Andrea De Cesaris se ne va un pezzo di storia dell’automobilismo italiano, in una giornata nera per la F1.

Purtroppo ci sono state due fatalità in un giorno solo che ci toccano come piloti, perché tra noi colleghi c’è un grande rispetto sia dentro che fuori la pista.

Che ricordo hai di Andrea?

Andrea ha lasciato un segno nell’automobilismo mondiale ed italiano. Ho avuto modo di incontrarlo spesso ed era una persona molto carismatica. La sua scomparsa  è  una grande perdita, avvenuta in un giorno così brutto caratterizzato dall’incidente di Bianchi.

Record di ritiri, tanti incidenti e uno stile di guida da leone. Nessuno si aspettava che Andrea morisse così…

Non conosco le dinamiche dell’incidente. Ad un certo punto dobbiamo tutti lasciare questa vita, ma dopo quello che Andrea ha fatto in pista non ci si aspetterebbe mai  una fine così o un incidente tipo quello capitato a Schumacher.  Ma non siamo noi a decidere come morire purtroppo…

In pista molti incidenti però potrebbero essere evitati… Lauda ha detto chiaramente che la gara di Suzuka, viste le condizioni meteo, doveva essere anticipata alle 13, ma così non è stato.

Fare polemiche non aiuta nessuno, ma serve un’analisi per il futuro. Ho sempre sostenuto insieme ad altri che alcune gare iniziano troppo tardì. La visibilità cala di per sé, in caso di maltempo, come è successo a Suzuka, va a finire che si corre in condizioni estreme.

Quali sono i punti su cui bisogna ripensare le corse?

Tra gli aspetti su cui dobbiamo ragionare c’è la scarsa visibilità in condizioni di bagnato e gli asfalti auto-drenanti, sui quali ho insistito molto ma che non sono mai stati completamente recepiti.  La F1 ormai ha dei livelli di sicurezza molto alti ma c’è ancora molto su cui lavorare.

E’ inevitabile che si torni a parlare di sicurezza dopo questo tragico incidente. E’ stato detto che i piloti dovrebbero rallentare di più quando le bandiere gialle sono esposte? E’ vero che nel video amatoriale che gira online alla fine si vede una bandiera verde che dà il via libera, ma i piloti dovrebbero fare riferimento al segnale elettronico sul volante…

Non mi sento di dare giudizi sulle dinamiche dell’incidente e non mi fido nemmeno di quello che viene riportato. Bisogna analizzare il video e le telemetrie per avere un quadro più completo di cosa sia successo. E’ vero che spesso i piloti –chi più chi meno- faticano a rispettare le bandiere gialle; ma in condizioni di bagnato con scarsa visibilità è difficile valutare certe condizioni, persino vedere le bandiere gialle.

Cosa impariamo da questa domenica di Suzuka?

L’incidente ci porta a conoscere ulteriori problematiche del motorsport, ma bisogna essere in grado di prevenire gli incidenti dove è possibile. Poi ci sono sempre le fatalità come quelle che hanno colpito Jules e che ci hanno portato via Andrea…

 


Comments

Leave a comment