Governo allo sbaraglio

Fini-Berlusconi
Il Presidente della Camera Fini e il Primo Ministro Berlusconi

Povera Patria, direbbe Battiato.

Le tensioni all’interno del PDL non si placano minimamente, non su questioni di poco conto ma sulle grandi decisioni riguardanti il ddl sulle intercettazioni, attualmente troppo a favore della riservatezza e penalizzante la libertà di stampa ed il settore dell’editoria.

Inoltre, sulla manovra economica c’è un duro scontro Berlusconi-Tremonti sulla modalità dei tagli previsti alla spesa corrente; le regioni, se nel 2001 plaudivano la riforma del centrosinistra che delegava competenze alle regioni, sono ora più che determinate a farne a meno.

Tremonti è pronto a blindare la sua manovra il cui saldo non è assolutamente in discussione; le regioni che chiedevano autonomie e decentramento non vogliono ora assumersi le responsabilità di applicare loro stesse tagli a servizi, i quali si traducono spesso in grandi contenitori di voti.

Sul caso Brancher la maggioranza di governo, attraverso Rotondi, lo definisce “un uomo onesto trattato come l’uomo nero”. Il ministro per l’attuazione del programma ha dichiarato che chi vota la mozione di sfiducia sul caso Brancher deve considerarsi all’opposizione, quindi un duro monito alla corrente finiana.

Avendo già posto l’accento sull’importanza di un’attitudine garantista, rimane politicamente poco opportuno confermare la figura di Brancher che nel caso della scalata antonveneta -per la quale egli è imputato- si è voluto avvalere senza il minimo dubbio del legittimo impedimento per l’organizzazione del suo futuro ministero. Su questa faccenda il Presidente Napolitano si è già espresso in maniera esplicitamente critica in quanto si tratta di un ministero senza portafoglio per il quale il legittimo impedimento non è applicabile.

Il mito del centro-destra e della sua governabilità sembra sia ad un bivio; emergono infatti differenze programmatiche all’interno della maggioranza di governo, ma soprattutto visioni strutturalmente divergenti sulla natura del partito, sull’eventualità e sul ruolo delle correnti. Se i finiani considerano il loro essere minoranza una ricchezza ed uno stimolo per il PDL, molti esponenti come Bondi che vengono da Forza Italia ma anche alcuni ex di AN -come Gasparri- vedono nelle correnti una minaccia alla credibilità del Premier o -per essere malfidati nei confronti di alcuni ex seguaci di Fini- una minaccia alla posizione politica che essi, grazie alla generosa arte persuasiva del Cavaliere, ora ricoprono e alla quale non vogliono proprio rinunciare.


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