
Ammirevole l’iniziativa dei giovani siciliani del PDL che vogliono fuori dal partito i condannati per reati penali. Dopo che in secondo grado è stata confermata la condanna per concorso esterno in associazione mafiosa per Marcello Dell’Utri, è importante che una parte del PDL faccia una profonda riflessione politica senza avanzare teorie del complotto da parte della magistratura.
La richiesta di espellere i condannati di mafia dal partito è arrivata proprio da Mauro La Mantia, il presidente della Giovane Italia che rappresenta il movimento giovanile siciliano che fa riferimento al PDL; seguire l’esempio di Borsellino, queste le parole di La Mantia secondo il quale non sarebbe possibile minare la credibilità di un partito con la presenza di condannati per mafia.
Nel Caucus del PDL, nonostante questo, si aspetta il grado di Cassazione speranzosi di un giudizio di assoluzione. Nonostante la Procura di Palermo avesse infatti chiesto una condanna di 9 anni per il senatore Dell’Utri, in II grado ne sono stati confermati 7, mentre è stato assolto per i fatti dopo il ’92 in relazione alle dichiarazioni del pentito Spatuzza sulle trattative tra Stato e Mafia e le relative stragi in cui persero la vita i giudici Falcone e Borsellino, poiché il fatto non sussiste.
Giovane Italia organizzerà infatti una fiaccolata il 19 Luglio per ribadire che il loro eroe è Borsellino, in polemica su ciò che era stato affermato da Dell’Utri e lo stesso Berlusconi su Mangano, definito un eroe.
Questa è l’occasione per vedere se una nuova generazione sarà in grado di rivalutare un partito conservatore che si propose nel 1994 come il partito della rivoluzione liberale che dal decreto Biondi -il quale favoriva la scarcerazione per i condannati in caso di corruzione (si veda il caso di De Lorenzo)- al lodo Alfano non ha fatto altro che nutrire genuini dubbi sui tentativi di interferenza politica nell’azione della magistratura.
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