La scommessa interventista di Brown

Il piano anti-crisi del governo britannico prevede anche il taglio dell’imposta sul valore aggiunto

Il Globo, 26 Novembre 2008                Vedi articolo in PDF

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Il Primo Ministro britannico Gordon Brown



LONDRA – Una politica economica keynesiana senza precedenti, questa è la linea di Gordon Brown per sollevare l’economia britannica da una recessione che nei fatti è già in atto.

Il Cancelliere dello Scacchiere Allison Darling ha reso nota la sua linea di intervento finalizzata a sostenere la domanda attraverso tagli fiscali ed un aumento del debito nazionale che, come conseguenza di questa manovra, potrebbe raggiungere i 118 miliardi di sterline nel prossimo anno per poi rientrare parzialmente entro il 2016. Gli interventi a sostegno dell’economia sono quantificati in 20 miliardi di sterline, l’1% del prodotto interno lordo; 5 miliardi inoltre serviranno a sostenere il risparmio.

Una crisi economica che, a detta di Darling richiede interventi straordinari e deroghe alle attuali regole governative. La VAT –added valued tax, equivalente alla GST- viene ridotta a partire dal periodo natalizio del 2,5%, passando così dal 17.5 al 15%, tasso che in Europa rappresenta il minimo consentito per i paesi membri della UE. Sempre nello stesso periodo, gli anziani usufruiranno di un bonus “una tantum” di 60 sterline pro capite, o di 120 a coppia. Oltre a questa politica fiscale di riduzione dell’aliquota d’imposta sui beni al consumo, sul fronte del credito, le banche – che fino a meno di un mese fa erano molto restie a diminuire il tasso d’interesse- sarebbero obbligate a garantire al consumatore che ha contratto un mutuo, almeno tre mesi di tempo prima che l’immobile –in caso di insolvenza del contraente- venga ipotecato; questa politica economica di riduzione del prelievo fiscale si applicherebbe, almeno nel breve periodo, alle fasce di reddito medio basse; per i contribuenti che dichiarano un reddito annuo pari a 150’000 sterline, è in arrivo un’aliquota del 45% (quella attuale è del 40%) la quale entrerà in vigore solo dopo il 2010, posticipando in tal modo al dopo-elezioni i malumori dell’elettorato più abbiente. Sul fronte delle entrate è prevista per le automobili una imposta al consumo che entrerà in vigore a partire dal 2009. Interventi pubblici per la ristrutturazione autostradale, per il rinnovamento degli edifici scolastici e per le case comunali richiederanno spese pari a 3 miliardi.

La linea di intervento Brown-Darling è stata aspramente criticata dal partito conservatore attraverso il suo Cancelliere ombra George Osborne, che l’ha definita come una bomba ad orologeria, in quanto questi tagli fiscali dovranno essere compensati nel medio-lungo termine ed incideranno negativamente quando l’economia sarà in ripresa; Osborne ha accusato inoltre Darling di portare in questo modo la nazione alla bancarotta. Più cauta l’opinione del portavoce al tesoro del Partito liberal democratico Vince Cable, il quale ha dichiarato che “il taglio della VAT potrebbe non essere sufficiente ad incrementare i consumi, sarebbe quindi meglio mettere denaro direttamente nelle tasche dei lavoratori meno retribuiti attraverso tagli fiscali sul reddito.” Il Cancelliere ha espresso inoltre fiducia nella ripresa economica che, a suo giudizio, creerà più in la le condizioni per la riduzione del debito.

La politica della domanda e della stretta fiscale nei confronti dei redditi alti ricollocherebbe il partito laburista verso la sua originaria connotazione di “Old Labour”; per Darling è l’unica soluzione per dare ossigeno alle piccole imprese, ai proprietari di case ed ai consumatori in una fase in cui il tasso di crescita del PIL (GDP) previsto per il prossimo anno è stato ridotto dal +2.75%, ad uno compreso tra il -0.75% e -1.25%. Al contrario, il partito conservatore definisce questa politica interventista basata sulla creazione del debito un gioco d’azzardo per il futuro della Gran Bretagna. E’ senza dubbio una scommessa per il futuro, ma è fuori dubbio pensare di attendere che la ripresa economica avvenga spontaneamente senza interventi mirati di breve periodo; in questa delicata fase di incertezza globale, non risulta chiaro chi sia politicamente “new” e chi “old”, chi collocare nel girone degli apocalittici e chi in quello degli integrati. Da un lato non è possibile proseguire con il credo del laissez-faire e dell’economia privata, dall’altro ci si chiede però se intervenire nell’economia con miliardi di liquidità sia realmente un deterrente nei confronti delle grandi speculazioni.

Emiliano Savini



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