Tempi sempre più duri per Brown

Il Globo, 23 Settembre 2008

Il primo ministro britannico collega alla crisi economica il calo di popolarità che lo riguarda.

LONDRA – Tempi duri per il premier britannico Gordon Brown. La sua leadership è sempre più messa in discussione da alcuni “ribelli” del suo partito e dall’opinione pubblica inglese, la cui sfiducia si alimenta con il peggiorare della situazione finanziaria ed economica del Paese. L’aumento del costo dell’energia e dei beni alimentari ha fatto schizzare l’indice dei prezzi al consumo al 4,7% e la crisi del credito, se da una parte ha messo fine alla bolla speculativa immobiliare, dall’altra ha messo i cittadini nelle condizioni di non poter accedere ai mutui ed ha generato un incremento della domanda di affitti, i quali sono aumentati di conseguenza.

Nella City londinese, dove è concentrata la maggior parte dei servizi finanziari, si prevede per il nuovo anno una perdita di almeno 100.000 posti di lavoro nel settore bancario e finanziario dopo che la HBOS Bank ha visto crollare le sue azioni in borsa del 31% in meno di due giorni, bruciando circa 8 miliardi di sterline.

Il primo ministro Brown intervenendo sulla crisi ha fatto pressioni sul presidente della banca TSB Lloyds Viktor Blank affinché comprasse la HBOS – operazione che è stata ufficializzata giovedì in conferenza stampa da Blank e dal presidente della HBOS Andy Hornby – facendo così una deroga alla Competition Law, in virtù della quale era stato vietato alla stessa Lloyds di rilevare la Abbey Bank sette anni fa. Una contrattazione del valore di 10 miliardi di sterline fatta in fretta e furia ha evitato che vi fossero nelle filiali della HBOS lunghe code di risparmiatori determinati a non perdere i loro soldi, cosa che avvenne invece lo scorso anno per la crisi della Northern Rock.

Sul calo di popolarità della sua leadership, Brown ha fatto notare che “tutti i leader europei e mondiali stanno affrontando momenti difficili con il proprio elettorato, proprio a causa della recessione e dell’inflazione generatadal costo delle materie prime”. I colleghi europei stanno pagando effettivamente in termini di malcontento l’onere della crisi, ma vi sono delle differenze: Silvio Berlusconi gode di ampia popolarità, lo stesso vale per Angela Merkel e per Nicolas Sarkozy e Jose Louis Zapatero, nonostante le previsioni negative sul tasso di crescita annuale del Pil nella zona Euro. Brown sembra essere colui che paga maggiormente gli effetti della recessione, un fenomeno questo che si spiega con diverse ragioni: il partito laburista è nella sua fase di declino come accade a tutti i grandi partiti dopo undici anni di governo; la capacità di Brown di coinvolgere l’elettorato non è forse paragonabile al 1997, quando alla sua guida vi era il carismatico Tony Blair; un vento di cambiamento si è già manifestato inoltrenelle recenti consultazioni per eleggere il sindaco di Londra, dalle quali il conservatore Boris Johnson è uscito vincitore sul sindaco laburista uscente Ken Livingstone.

In un recente sondaggio del Daily Telegraph sul grado di preferenza dei primi ministri, il 27% degli intervistati si è espresso a favore di Margaret Thatcher ed il 20% a favore di Tony Blair, mentre solo il 5% ha espresso fiducia per Brown. All’interno dell’elettorato laburista il 42% è ancora pro Tony Blair, mentre la fiducia per l’attuale primo ministro si attesta al 10%. E in un sondaggio effettuato questo mese dal quotidiano The Guardian, i conservatori capeggiati da David Cameron avrebbero il 44% dei consensi contro il 29% dei laburisti, con i liberal-democratici guidati da un giovane Nick Clegg che si attesterebbero al 19%. Gli ultimi sondaggi non sono per nulla incoraggianti, come non lo sono state le passate elezioni amministrative del primo maggio dove i laburisti hanno rimediato una forte sconfitta in Inghilterra ed in Galles. Parlare però di un naufragio del partito laburista è forse prematuro, poiché non sappiamo ancora quale sarà lo sbocco della crisi economica ed in quale misura questa peserà sull’opinione pubblica inglese in occasione delle elezioni politiche del 2010.

Emiliano Savini


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