I Radicali potrebbero far mancare il loro appoggio
Pensioni e TFR. Sono stati questi i temi affrontati dal Ministro del Lavoro Damiano ed il Presidente della Commissione Lavoro del Senato Treu, i quali si sono confrontati nella sede della Toyota di Roma con i direttori del personale delle maggiori realtà aziendali presenti nel nostro Paese. L’incontro è il risultato di una serie di ‘tavole rotonde ’ istituite dall’associazione dei direttori del personale HRC (Human Resources Community), la quale, oltre ad organizzare questi eventi di pubblico rilievo, si propone di incalzare l’esecutivo sulla riforma del mercato del lavoro.
In un recente sondaggio effettuato dalla HRCommunity, rivolto ai direttori delle risorse umane delle aziende italiane e multinazionali, è emerso che la riforma del sistema pensionistico risulta poco chiara per l’83% del campione preso in esame, mentre solo il 43% ha dichiarato di aver stabilito un accordo aziendale e creato un fondo pensione collettivo al quale destinare il TFR; un altrettanto parere negativo è stato dato al super bonus dal 71.4% del campione, riguardo la sua utililtà ai fini del miglioramento del sistema previdenziale. Proprio su questi dati, è stato istituito nel corso dell’incontro un Question Time, attraverso il quale i direttori del personale hanno avuto modo –previa prenotazione- di formulare domande al Ministro ed al Senatore, i quali hanno spiegato le politiche di previdenza sociale esposte al punto 8 dei 12 punti programmatici di rilancio dell’esecutivo.
Damiano, in occasione di un precedente meeting promosso ed organizzato da HRC, si era già espresso su pensioni ed invecchiamento attivo: “Ho sentito qualcosa sul sistema pensionistico, su cui vedremo quali adattamenti fare, poiché sono contrario a nuove riforme. Io mi propongo di fare una distinzione. È chiaro che a quel lavoratore, che è stato per 35 anni alla catena di montaggio, non è che possiamo proporgli l’invecchiamento attivo, poiché queste persone sono stanche. Diversamente, chi fa il docente universitario, o il manager, ha una attitudine diversa, altra retribuzione, altra carriera e altra identificazione con il proprio lavoro. Immagino che qui nessuno di noi sente il bisogno di andare il più presto possibile in pensione, anzi pensiamo di essere eterni! Però ci sono persone che sentono questo bisogno, per carriera piatta, bassa retribuzione e fatica. E allora anche lì, si tratterà di distinguere. Io penso di considerare queste distinzioni, cioè di non parlare genericamente: il lavoro, l’impresa, la pensione. C’è lavoro e lavoro, settore e settore di produzione, un conto è l’industria, un conto i servizi, le banche, le assicurazioni, l’agricoltura, il commercio. Un conto è un lavoro usurante, un conto un lavoro che usurante non è. Noi dobbiamo anche imparare a calarci dentro le condizioni, e credo che per una lettura approfondita delle condizioni, serva molto l’esperienza, quindi il confronto tra le parti sociali e la triangolazione con il Governo, quindi una via di concertazione, che sicuramente potrà darci qualche risposta. Il lavoro è difficile, lungo e complesso. Quindi fare promesse non serve. Noi, passo dopo passo, cerchiamo di andare nella direzione, che questa lunga discussione, credo, abbia fatto comprendere. Non dico condividere, ma almeno comprendere. Questo sarebbe già un bel passo avanti”.(Dati HRC:www.hrcommunity.net)
Sul fronte della flessibilità del mercato del lavoro, il Ministro ed il Senatore Treu sono orientati verso una politica di flexicurity, sulla base del modello svedese e danese, il quale garantisce flessibilità ed al contempo sicurezza del lavoratore. Garantire ossia la flessibilità, senza che però essa venga utilizzata con la sola finalità da parte dell’impresa di garantirsi un risparmio sul costo del lavoro. Sul bilanciamento tra flessibilità ed ammortizzatori sociali, il Senatore Treu si era così precedentemente espresso: “Con riferimento al tema del licenziamento avevo proposto, con cinquanta onorevoli colleghi nel 2000, una legge di ammorbidimento dell’articolo 18, che però non è andata avanti. Anche nel Programma avrei voluto riproporre tale disegno, ma non è stato possibile. Però, qualora introducessimo nel sistema del nostro mercato del lavoro degli ammortizzatori seri, una formazione continua seria e dei servizi per l’impiego pubblici e privati funzionanti, se fossimo cioè in Danimarca, io riproporrei il mio disegno di legge sull’articolo 18 e probabilmente lo approveremmo” […]
E’ altrettanto vero, però, che la delicata questione della flessibilità, fa riscontrare troppi disequilibri interni a questa maggioranza di Governo –entrata in crisi sulla politica estera- nella quale, una figura istituzionalmente rilevante come il vice Ministro all’Economia e Finanze Paolo Cento, chiede –intervistato dal quotidiano Cinque giorni– una cancellazione tout court della legge 30, quando la linea politica dell’esecutivo si propone come fine eventualmente quello di migliorarla. Occorre attendere i risultati del quadro programmatico di rilancio dell’esecutivo, da cui uscirà più probabilmente un Prodi-bis, con il rischio di un abbandono dei Radicali, in quanto, da quanto emerge dai 12 punti programmatici di rilancio del Governo, non vi è menzione dei DICO.
Emiliano Savini
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