
Il Professore ha accettato con riserva l’incarico datogli dal presidente Napolitano di formare il nuovo governo; Prodi ha annunciato che la scioglierà presto ed e’ sicuro di formare un ottima squadra che durerà cinque anni. E’ questa una certezza o semplicemente un auspicio?
Le incognite su un’armonia programmatica tra i partiti di maggioranza sono infatti molteplici e riguardano i temi delle privatizzazioni, della riforma del mercato del lavoro e dei pacs, sui quali c’ e’ un malcelato dissenso tra le correnti laiche e quelle cattoliche in seno alla maggioranza, senza contare poi la questione Iraq ed Afghanistan. Un altro fattore da non trascurare è l’ elettorato italiano medio, le sue caratteristiche e le sue aspettative. Il comune cittadino -parliamo in particolare di colui non politicamente schierato- non fa’ una distinzione tra medio e lungo termine quando c’e’ una crisi economica, in quanto ha una perenne visione negativa sul presente e futuro del suo Paese. Cerchiamo di approfondire meglio questo concetto. L’Italia, a differenza di Francia e Regno Unito, non ha mai conosciuto un vero miracolo economico, se escludiamo il boom degli anni ’60, frutto però di un contesto sociale del dopoguerra che rese convenienti gli investimenti dall’estero, ossia il risultato del binomio distruzione-ricostruzione di un paese; in ogni modo il periodo di vacche grasse si stava esaurendo già agli inizi degli anni ’70, dopo i quali l’Italia conobbe la crisi energetica e un’inflazione che arrivò al 22%.
L’altro “miracolo” degli anni ottanta sotto la gestione socialista illuse il cittadino su un falso benessere, in quanto la crescita annua del 4% di PIL che il governo Craxi di allora vantava non era economia reale ma il frutto di una politica basata sul deficit della spesa pubblica; non ci si accorgeva, o non si voleva vedere, che gli italiani ne avrebbero pagato le conseguenze alla prima occasione che fu rappresentata da Maastricht. In ambito produttivo, una politica monetaria espansiva protratta nel lungo termine ha incentivato le imprese a non investire in competitività, consapevoli che il governo di turno avrebbe svalutato la lira per favorire le esportazioni (ufficialmente fino al divorzio tra potere politico e BankItalia nel 1981).
Potremmo concludere che l’economia italiana e’ stata sempre alimentata dal capitale estero americano, finché le condizioni storiche della guerra fredda lo richiedevano; dalla caduta del muro di Berlino, e dai trattati di Maastricht, il nostro Paese ha scoperto di non sapersi reggere sulle proprie gambe.
Il cittadino italiano non e’ abituato a godere di una fiorente economia, e ciò comporta “transumanze” elettorali ad ogni fine legislatura. Ne e’ una dimostrazione il fallimento dell’Ulivo nella legislatura 1996-2001 che, nonostante un’ importante attività di risanamento del bilancio ed una riduzione del tasso di disoccupazione, ha perso il suo appuntamento con gli elettori nelle elezioni del 2001;
Le condizioni economiche italiane non sono attualmente le stesse del ’96, quando la congiuntura economica europea era positiva; anche l’attuale politica monetaria europea ed il forte apprezzamento dell’Euro sul dollaro americano non favoriscono la crescita economica in zona Eurolandia. Difficilmente quindi il nuovo esecutivo potrà evitare strette fiscali e tagli della spesa pubblica, che comporteranno malumori nella stessa maggioranza, pensiamo a Rifondazione comunista ed ai Comunisti Italiani.
Sotto il profilo degli equilibri numerici, dobbiamo rilevare che la nuova legge elettorale proporzionale voluta dal centrodestra ha avuto un effetto boomerang su entrambi gli schieramenti. Il governo Prodi, nonostante il premio di maggioranza gli garantisca stabilità alla Camera, e’ in affanno nel Senato, dove la differenza tra i due poli e’ di soli due senatori per il centrosinistra; non e’ escluso che il nuovo esecutivo possa avvalersi per la fiducia dell’appoggio dei senatori a vita come già avvenuto nella scorsa legislatura.
Sull’altro versante la CDL, che pensava di rivincere le elezioni o di recuperare il salvabile, ha fatto di gran lunga male i suoi conti se riteneva che dare il voto agli italiani all’estero significasse automaticamente darli alla destra, così come era nelle aspettative di Mirko Tremaglia; in ogni caso nessuno si sarebbe mai aspettato che il loro contributo sarebbe stato così determinante per la sopravvivenza di un governo.
Nei prossimi cinque anni il nuovo governo Prodi dovrà dare unità alla sua coalizione, ma soprattutto dare all’elettorato la sensazione della coesione, come e’ stato in grado di fare il centrodestra nonostante i contrasti tra AN-UDC e Lega nord; difficilmente infatti Berlusconi, che si sente il vincitore morale, appoggerà la maggioranza attraverso voti bipartisan come avvenne nel 1998; sentendosi un leone ferito, privata la sua coalizione di qualsiasi carica istituzionale, approfitterà di qualsiasi dissenso interno alla maggioranza per chiedere nuove elezioni; il cavaliere non ha accettato la sconfitta ed ha accusato lo stesso Carlo Azeglio Ciampi, colpevole a suo dire di non aver voluto spostare la data delle elezioni ai primi di maggio; in questo modo Berlusconi era convinto di potersi giocare le sue ultime carte per rimanere per altri cinque anni a Palazzo Chigi.
Di sicuro c’e’ che non sarà facile per il Professore portare avanti una legislatura per un intero quinquennio, così come non lo sarebbe stato per il cavaliere in caso di vittoria; un tentativo di formare un governo di unità nazionale (la stessa formula adottata dal nuovo esecutivo tedesco) avrebbe garantito probabilmente maggiore stabilità; così si rischia invece un ritorno anzitempo alle urne.
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